Sollevare una busta della spesa, spingere una porta, tirare una tenda, pettinarsi i capelli, fare un rovescio a tennis… sono infiniti i gesti quotidiani per i quali dobbiamo ringraziare la spalla. Un’articolazione fondamentale eppure fragile, indispensabile e anche per questo soggetta a usura. L’età, alcune patologie o traumi, se trascurati, possono trasformarsi in dolore cronico e limitazioni importanti. Negli ultimi anni la chirurgia della spalla ha fatto passi da gigante: oggi, grazie alle protesi anatomiche e inverse e a tecniche sempre più precise, è possibile restituire mobilità e qualità della vita a chi soffre di artrosi, rotture tendinee o fratture complesse. Per capire meglio quando e come intervenire, abbiamo incontrato il dottor Andrea Grasso, specialista in chirurgia artroscopica e protesica al Paideia International Hospital, che ci guida tra i dubbi, i timori e le soluzioni per chi affronta il dolore alla spalla.
Quando è necessario intervenire chirurgicamente con una protesi?
Le protesi di spalla vengono impiantate principalmente per due motivi. Il primo è l’artrosi, cioè il consumo della cartilagine articolare: quando il dolore diventa insopportabile e i tendini funzionano ancora bene, si impianta una protesi anatomica. Il secondo motivo riguarda le lesioni dei tendini, soprattutto nella popolazione più anziana: alcune rotture della cuffia dei rotatori sono così ampie da non essere riparabili chirurgicamente. In questi casi, la soluzione è la protesi inversa, una particolare protesi che permette al paziente di riacquistare la funzionalità del braccio anche in assenza di tendini.
Capita spesso che le protesi siano necessarie dopo un trauma, ad esempio sportivo?
Per fortuna no, succede molto raramente nei pazienti giovani. Talvolta, in seguito a fratture complesse della testa dell’omero, soprattutto negli anziani, si preferisce impiantare direttamente una protesi anziché tentare di rimettere insieme i frammenti con una placca. Gli incidenti più frequenti che portano a questa situazione sono cadute da moto o sci ad alta energia, mentre gli incidenti stradali e quelli sul lavoro sono meno comuni.
Quali sono i sintomi principali che portano una persona a chiedere aiuto?
Il primo motivo è sempre il dolore, che compare gradualmente e peggiora nel tempo. In casi particolari, invece, il paziente può avere una spalla “pseudoparalitica”: i tendini sono compromessi e non riesce più ad alzare il braccio. In questi casi, il problema non è il dolore, ma l’impossibilità di utilizzare l’arto, e la protesi inversa può restituire funzionalità.
Quando è il momento giusto per intervenire?
La protesi non è una prima scelta: va considerata solo quando le terapie conservative—come fisioterapia o infiltrazioni—non controllano più i sintomi. Tuttavia, bisogna anche evitare di rimandare troppo, perché in certe situazioni il danno può peggiorare e rendere l’intervento meno efficace. L’obiettivo è sempre migliorare la qualità della vita, senza creare false aspettative: non si tratta di tornare a una mobilità completa, ma di poter usare il braccio per le attività quotidiane.
La chirurgia della spalla è complessa: quanto è importante rivolgersi a un chirurgo specializzato per l’impianto di una protesi?
È fondamentale. La spalla è un’articolazione delicata e la scelta del chirurgo esperto fa una grande differenza. L’esperienza permette di valutare correttamente il tipo di protesi, la qualità dei tendini e dell’osso, e di programmare con precisione l’intervento, evitando problemi futuri. Non basta che sia un chirurgo ortopedico, deve essere esperto nella chirurgia della spalla e, in particolare, proprio nella chirurgia protesica della spalla.
Come si prepara l’intervento?
Il primo esame è sempre la radiografia. La risonanza o la TAC vengono utilizzate solo in base al tipo di protesi prevista: la TAC serve per valutare l’osso, mentre la risonanza serve a verificare la qualità dei tendini e dei muscoli quando si tratta di protesi anatomica. Oggi, grazie alla navigazione computerizzata e alla realtà aumentata, possiamo pianificare l’intervento con grande precisione, scegliendo la misura della protesi e gli angoli corretti, e riportare questa pianificazione direttamente in sala operatoria.
E l’intervento in sé in cosa consiste?
La durata media è di circa 30-40 minuti. Viene eseguito in anestesia loco-regionale, cioè viene addormentato solo il braccio, ma il paziente può concordare con l’anestesista di dormire completamente. Il ricovero è breve: generalmente una o due notti. Il braccio viene immobilizzato con un tutore leggero per circa una settimana e subito dopo si inizia la fisioterapia, che dura mediamente due mesi.
Quali risultati può aspettarsi un paziente?
L’obiettivo è raggiungere circa il 70% della mobilità normale, sufficiente per le attività quotidiane: pettinarsi, fare lo shampoo, prendere oggetti in dispensa. Anche chi è sportivo può tornare a una vita attiva, naturalmente senza attività agonistica. La motivazione e la collaborazione del paziente fanno spesso la differenza quanto la chirurgia stessa.
Oggi sentiamo parlare di navigazione computerizzata e realtà aumentata negli interventi ortopedici: come vengono applicate queste tecnologie nella chirurgia della spalla e quali vantaggi offrono ai pazienti?
Queste tecnologie permettono di portare la pianificazione dell’intervento direttamente in sala operatoria. Inseriamo i dati del paziente in un software che ci aiuta a scegliere la misura della protesi, gli angoli corretti e le correzioni necessarie. Con la realtà aumentata, tramite visori speciali, possiamo vedere in tempo reale sul paziente questa pianificazione, aumentando precisione, sicurezza e risultati.
Ci sono differenze tra uomini e donne o problemi legati all’osteoporosi?
L’osteoporosi può influenzare l’inserimento della protesi, perché l’osso deve essere sufficientemente robusto per integrarsi. Tuttavia, con le moderne protesi, il risultato finale non ne risente quasi mai. La chirurgia della spalla, rispetto ad altre articolazioni come l’anca, è più “fuoricarico”, quindi l’osso deve sopportare meno stress.
Un consiglio per chi ci legge?
Non spaventatevi, non aspettate troppo e rivolgetevi a un ortopedico esperto in chirurgia della spalla. Con le tecniche moderne, la protesi può davvero migliorare la qualità della vita, ridurre il dolore e restituire una buona funzionalità, senza interventi drammatici o lunghi ricoveri.


