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Maculopatia, quando la vista si deforma

Maculopatia, quando la vista si deforma - Dott. Federico D’Ambrosi - Paideia International Hospital

Leggere una pagina, riconoscere il l’auto o semplicemente guardare il mondo senza distorsioni: gesti quotidiani che possono diventare improvvisamente difficili per chi soffre di maculopatia. Una patologia sempre più diffusa, soprattutto dopo i 55 anni, che colpisce la parte centrale della retina e rappresenta una delle principali cause di perdita della vista nella popolazione anziana. Ma oggi, grazie alla diagnosi precoce e alle nuove terapie, è possibile rallentare la malattia e preservare la qualità della vita. Ne parliamo con il dottor Federico D’Ambrosi, Specialista in oculistica al Paideia International Hospital e al Mater Dei General Hospital.

 

Che cos’è la maculopatia?

La maculopatia, o degenerazione maculare, è una patologia che colpisce la macula, cioè la parte centrale della retina responsabile della visione nitida e dettagliata. È una malattia che interessa soprattutto le persone sopra i 55 anni e comporta una progressiva perdita della visione centrale, fondamentale per leggere, guidare e riconoscere i volti.

 

Quali sono i primi sintomi che devono mettere in allarme?

I primi segnali non devono essere sottovalutati. Tra i sintomi più frequenti ci sono le metamorfopsie, cioè la percezione deformata delle immagini e delle linee dritte, la comparsa di una macchia scura centrale nel campo visivo – chiamata scotoma – e una maggiore sensibilità alla luce, detta fotofobia. Nella forma secca il peggioramento della vista è generalmente lento e progressivo. Nella forma umida, invece, il calo visivo può essere molto rapido. Per questo la diagnosi precoce e un intervento tempestivo sono fondamentali per evitare danni irreversibili alla capacità visiva.

 

Esistono fattori di rischio?

Sì. Alcuni fattori sono modificabili, come il fumo di sigaretta, l’ipertensione arteriosa e l’obesità, che aumentano significativamente il rischio di sviluppare la degenerazione maculare. Esistono poi fattori non modificabili, come l’età avanzata – soprattutto oltre i 55 anni – e la familiarità. Anche diabete e stile di vita scorretto possono incidere negativamente.

 

Come si arriva alla diagnosi?

La diagnosi si basa su una visita oculistica completa con esame del fondo oculare. Oggi disponiamo di strumenti molto avanzati per individuare precocemente la malattia. Tra gli esami fondamentali c’è l’OCT, la tomografia a coerenza ottica, che permette di ottenere immagini dettagliate della retina e della macula. Molto utile è anche l’angio-OCT, che consente di osservare il flusso sanguigno retinico senza utilizzare mezzi di contrasto. Infine, esiste un test semplice ma molto efficace, il test di Amsler, che aiuta a individuare precocemente eventuali distorsioni visive.

 

Quanto è importante la prevenzione?

La prevenzione è essenziale. Dopo i 50 anni è consigliabile sottoporsi periodicamente a controlli oculistici, soprattutto in presenza di fattori di rischio come familiarità, diabete o abitudine al fumo. Intervenire precocemente permette spesso di rallentare la progressione della malattia e preservare la qualità della vista.

 

La maculopatia porta alla cecità?

No, la degenerazione maculare non provoca una cecità completa, perché la visione periferica generalmente rimane conservata. Tuttavia, compromette la visione centrale, con un forte impatto sulla vita quotidiana.

 

Ci sono terapie efficaci?

Le cure dipendono dal tipo di maculopatia e dalla rapidità con cui si interviene. Per la forma secca non esiste ancora una terapia definitiva, ma si utilizzano integratori ricchi di antiossidanti, ausili ottici e occhiali specifici che aiutano a migliorare il contrasto e la qualità visiva. Per la forma umida, invece, i risultati migliori si ottengono con le iniezioni intravitreali di farmaci anti-VEGF. Si tratta di molecole che bloccano il fattore di crescita dei vasi sanguigni anomali responsabili della malattia. L’obiettivo è eliminare rapidamente il liquido presente nella retina: più a lungo la macula rimane edematosa, minori saranno le possibilità di recuperare la funzione visiva.

 

La ricerca sta facendo progressi?

Assolutamente sì. La ricerca oggi è molto attiva e punta soprattutto sulla terapia genica e sulle cellule staminali. L’obiettivo futuro è superare la necessità delle iniezioni frequenti e offrire trattamenti più duraturi o addirittura risolutivi con una singola somministrazione.

 

Quanto incide la maculopatia sulla qualità della vita?

L’impatto può essere molto pesante. La perdita progressiva della visione centrale rende difficili attività quotidiane come leggere, guidare o riconoscere i volti delle persone. Questo spesso porta a perdita di autonomia, isolamento sociale, ansia e depressione. Per questo è importante non trascurare i sintomi e rivolgersi subito a uno specialista. Chi nota distorsioni delle immagini, difficoltà visive improvvise o ha casi di maculopatia in famiglia dovrebbe rivolgersi immediatamente a un oculista. Una diagnosi tempestiva, accompagnata da esami specifici e da una terapia adeguata, può rallentare significativamente la progressione della malattia e preservare la qualità della vita.

 

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