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Piccoli obiettivi e correggere gli errori, così si può dimagrire

Piccoli obiettivi e correggere gli errori, così si può dimagrire

Si stima che durante i mesi passati in casa per la pandemia da COVID-19 gli italiani abbiano avuto un aumento di peso di circa 6,5 kg. L’iniziale entusiasmo che ci ha portati a riscoprire il piacere del cibo preparato secondo le ricette della tradizione, è stato pian piano sostituito dall’abitudine a consumare pasti più abbondanti, snack più frequenti, spesso confezionati ed elaborati. Questo comportamento, probabilmente indotto da sensazioni spiacevoli di ansia, stress e noia, ha aumentato il consumo di alimenti “consolatori” maggiormente ricchi in carboidrati e grassi.
Tornare a sane abitudini, ad un’alimentazione equilibrata e dove necessario, a perdere peso, non è sicuramente facile ma con l’aiuto di un professionista al proprio fianco si possono ottenere validi risultati. Ma per capire come possiamo approcciare a un corretto stile di vita abbiamo parlato con la dott.ssa Ilaria Ernesti, medico specialista in scienza dell’alimentazione. Una visita dal medico dietologo è importante per capire quali siano gli sbagli alimentari che facciamo e come correggerli nel modo giusto.

Dott.ssa Ernesti, ci aiuta a capire la differenza tra dietologo, nutrizionista e dietista?

«Parliamo in tutti e tre i casi di figure sanitarie. La differenza principale è che il dietologo è un medico mentre le altre due figure non sono laureate in medicina. Nello specifico il dietista è una figura di supporto al dietologo, il biologo-nutrizionista invece è una figura che è stata inserita negli ultimi anni tra le figure sanitarie ma che non può avere un ruolo nel prescrivere terapie. Le sue possono essere delle indicazioni alimentari ma non possono rientrare nell’ambito di una prescrizione dietoterapica. Tutto ciò che entra nel campo patologico, che può associarsi anche ad un lieve sovrappeso, come l’ipertensione arteriosa o il pre-diabete, non può essere gestito dal biologo-nutrizionista perché non ha le competenze per identificarle e trattarle adeguatamente. È sicuramente una figura professionale di supporto nell’educazione alimentare che non può però essere curativa».

L’autunno è il mese dei buoni propositi, ma non sempre si riescono a mantenere le aspettative. C’è qualche accorgimento che possiamo adottare per far sì che sia possibile rispettarli?

«Il primo punto per rispettare le aspettative è non creare aspettative troppo grandi! Quindi partire da un obiettivo che sia vicino e che sia raggiungibile. Ad esempio se ci poniamo l’obiettivo di perdere 10 kg in 3 mesi, questa aspettativa può risultare troppo lontana dalla nostra possibilità e può allontanarci dal percorso di dimagrimento. L’aspettativa deve essere frammentata e gli obbiettivi devono essere a breve termine in modo tale che si riesca ad avere la giusta ricompensa e di conseguenza, una buona costanza».

Dopo un lungo periodo di smart-working, quindi di sedentarietà e di “frigorifero a portata di bocca”, cosa si può fare per ripartire?

«Dobbiamo tornare a modificare le nostre abitudini con piccoli cambiamenti. Con lo smart-working c’è stato un invischiamento tra il lavoro e il tempo libero, i tempi sono confluiti l’uno sull’altro. Quindi dobbiamo tornare a porci quelle regole che sono state perse e dedicare del tempo a sé stessi. Dobbiamo tornare a proteggere i nostri spazi individuali perché lo smart-working ha indotto una sovrapposizione tra lo spazio sociale, lavorativo e quello individuale. In particolar modo, possiamo porre la nostra attenzione su quanto siamo stati e siamo sedentari, quanto tempo passiamo seduti al pc, ad esempio. L’attività fisica, in un percorso di dimagrimento rappresenta il 50% del lavoro, associato ovviamente al cambiamento dello stile di vita. Perdere peso non è una sottrazione calorica ma è il risultato del cambiamento di tre fattori: il cambiamento comportamentale, alimentare e quello dello stile di vita. La sinergia di questi tre può portare a un risultato che riusciremo a mantenere nel tempo. Per comportamentale intendo cambiare l’atteggiamento nei confronti del cibo. Entrare in contatto con le sensazioni che ci portano a mangiare e cercare di lavorare su queste sensazioni perché la maggior parte delle volte non mangiamo per fame ma per tutt’altri motivi».

Una dieta sana può prevenire l’insorgenza di alcune patologie?

«Ci sono delle regole comportamentali e alimentari che possono prevenire l’insorgenza di un invecchiamento precoce e favorire un invecchiamento sano. L’età media si è allungata sicuramente ma anche il modo in cui arriviamo a quell’età ha una potenziale influenza sulla qualità di vita. Ci sono alimenti che possono preservarci dall’invecchiamento precoce, e ci possono proteggere da alcune malattie. È ovvio che si tratta di un’interazione, non di un unico alimento, ma è l’equilibrio di questi ad avere un fattore protettivo.
È importante limitare il consumo di cibi particolarmente processati e raffinati, avere una buona alternanza di proteine animali e vegetali, consumare almeno due porzioni di frutta al giorno, associare sempre le verdure ai pasti principali. In Italia la biodisponibilità e la biodiversità degli alimenti è molto ampia e dovremmo tornare a seguire quelle abitudini alimentari che erano tipiche dei nostri nonni: zuppe di legumi, olio d’oliva e verdure di stagione».

«È una visita medica: dopo una iniziale raccolta anamnestica, si passa all’anamnesi alimentare, per poi passare alla parte strumentale, con la misurazione delle circonferenze corporee e la valutazione della composizione corporea, la bioimpedenziometria. Questo strumento ci consente una valutazione rapida e riproducibile della massa magra, della massa grassa e dell’idratazione corporea. Tutte queste informazioni ci permettono così di avere una fotografia iniziale dello stato di salute del paziente e ci consente ad ogni controllo, il confronto per i cambiamenti ottenuti. È importante sottolineare che il peso corporeo è solo un numero, non una diagnosi. Possiamo avere un paziente normopeso con un’obesità metabolica (eccesso di massa grassa, aumentata circonferenza vita) oppure un paziente che ha un peso superiore rispetto ai riferimenti per sesso ed età perché ha una massa muscolare molto rappresentata. La valutazione prevede inoltre la prescrizione e l’interpretazione della analisi del sangue, per completare l’inquadramento del paziente ed identificare insieme quale possa essere il percorso più adatto.
Elemento fondamentale è il rapporto tra il medico e il paziente. La fiducia reciproca è alla base di questo percorso. Spesso c’è un atteggiamento di chiusura iniziale, come se ci si vergognasse un po’ nell’affrontare alcune tematiche legate all’aspetto piscologico, alle motivazioni che ci portano a mangiare o a evitare di mangiare. Pongo molta attenzione per mettere il paziente a proprio agio, perché non deve sentirsi giudicato ma supportato, perché ogni percorso è personalizzato nella scelta della terapia e nella frequenza dei controlli clinici».

Per una visita dietologica chiama Paideia al numero 06 83 600 600

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